I resti del Che
|
Il piccolo posto del "Che" - Igor Man - La Stampa |
LA NOSTALGIA DI GRANADO "LA MIA VITA CON ERNESTO" di Alessandro Oppes L'AVANA - C'è emozione a casa di Alberto Granado: a 75 anni il vecchio amico del "Che" vive di ricordi. I ricordi che gli tornano spontanei alla mente è quelli indotti dalle domande, dalle interviste, dalla gente che vuole sapere, conoscere i particolari di tante vicende vissute insieme al guerillero heroico, ma soprattutto di quel mitico viaggio in moto per migliaia di chilometri lungo il Sudamerica. "Tutta la mia vita è stata segnata da questa presenza forte, importante. Ma non è certo una cosa di cui mi possa lamentare. Non ha tolto niente allo sviluppo della mia personalità. Anzi, averlo conosciuto mi ha dato una ricchezza enorme". Granado vive in una casetta a due piani di Miramar, nella quiete assoluta di un quartiere residenziale tra i più belli dell'Avana. All'ingresso a pianterreno, una grande foto del 'Che' incorniciata, uno dei ritratti più espressivi. Nello studio al primo piano, tante foto di Fidel Castro e di incontri tra Granado e Fidel. Non ci sono immagini che lo ritraggono insieme a Guevara. "E’ vero, non ne ho quasi più perché le ho sempre date alle persone che me le chiedevano". Nel corso degli anni, dei decenni, ha dovuto farci l’abitudine alle persone che lo avvicinavano, che lo frequentavano per via di quell'amicizia celebre. Che lo Sfruttavano anche, che utilizzavano la sua immagine. "Sapesse quanta gente mi chiama, mi scrive, viene a trovarmi per portarmi bozze di pubblicazioni o di libri sul "Che": mi chiedono un parere, vogliono che verifichi se le cose che scrivono sono esatte. Pretendono ovviamente che dia un giudizio positivo sul loro lavoro. Poi spesso scompaiono da un momento all'altro". Granado si alza, cammina un po' a fatica. "Le posso offrire un bicchiere d'acqua? Sa, purtroppo non ho nient'altro", si scusa. Poi continua il racconto. "Quel, viaggio ... Ritorna sempre lungo tutto il corso della mia vita. Per l’importanza che ha avuto nella formazione mia e di Ernesto, e per il fatto che non passa momento senza che ci sia qualcuno che me lo ricorda. Ora stanno preparando anche un film su quell'avventura: si chiamerà 'Mambo-Tango', dal nome della zattera con la quale attraversammo una parte del Rio delle Amazzoni. Lo dirige l'argentino Luis Puenzo, ma alla sceneggiatura sta lavorando Ettore Scola: allora ci vuole un po' di tempo perché trovino l'intesa perfetta su tutti i dettagli, le riprese non sono ancora cominciate". Quando partirono nel dicembre ‘51 dal loro paese, dall'Argentina, a bordo della "Poderosa II", una vecchia Norton 500, Alberto, che faceva il biochimico, aveva 29 anni, mentre a Ernesto, ventitreenne, mancavano tre esami per diventare medico. Erano amici da ragazzini, ma quel viaggio fu l'occasione per cementare un legame fortissimo. "Attraversando il Cile, il Perù, risalendo il corso dell'Amazonas, cominciammo a conoscere la vera situazione dei lavoratori dell'America Latina. Non eravamo politicizzati, ma sensibili ai problemi sociali". Assistono allo sfruttamento degli operai nelle miniere di rame e salnitro, vedono la situazione di emarginazione degli indigeni del Machu Picchu, vivono l'esperienza di un lebbrosario nella selva amazzonica. Dopo otto mesi di viaggio, arrivati a Caracas, Granado e Guevara si separano. Si ritroveranno otto anni più tardi, dopo l'ingresso trionfale dei barbudos all’Avana. "Ernesto mi invitò a venire a Cuba, e io accettai subito, senza pensarci due volte. Ma anche senza sapere quanto tempo ci sarei restato. Bene, non sono tornato più indietro. Venivo da un'Argentina dove in quegli anni governava - in realtà senza governare - Arturo Frondizi; dove poi si susseguirono i governi militari, e quindi il ritorno di Peron, e ancora gli orrori della dittatura, con tutto quello che sappiamo. L'Argentina è ancora oggi un paese dove la corruzione è a livelli altissimi, e dove davvero non si vede una fine al peggio. A Cuba invece com'è andata? "A Cuba mi sono sentito a casa fin dall'inizio. Al di là del rapporto con Ernesto, che non era cambiato per niente (con me continuava a scherzare come sempre, veniva a trovarmi a casa anche in piena notte), ho potuto fare con tranquillità il mio lavoro di biochimico. Ho capito subito che la strada di Ernesto era un'altra, che lui non si sarebbe potuto fermare a lungo qui perché sentiva di poter esser più utile altrove, di poter dare una mano in altre situazioni e in altre aree del mondo. lo ho creduto nel progetto che stava alla base di questa rivoluzione, ci ho visto un impegno sincero a trasformare la società . Anche se i sogni poi non sono mai completamente realizzabili". Vuol dire che il 'Che' non era fatto per governare? "Esatto, non era una persona adatta a gestire direttamente il potere, non era uomo che potesse scendere a compromessi, che potesse accettare di trovarsi in una situazione in cui ogni giorno si deve constatare che la realtà è un po' diversa da come la vorremmo". Come pensa che giudicherebbe la situazione attuale di Cuba? "Questo è uno dei momenti più difficili, e al 'Che' farebbe sicuramente male vedere qual è oggi la situazione di Cuba. Questa economia doppia, in cui da una parte si sopravvive con le ristrettezze della moneda nacional, dall'altra si fanno affari, e si è disposti a fare di ,tutto per entrare nel gruppo di privilegiati che possono disporre di dollari. Si sviluppa lo spirito competitivo, ma spesso in senso negativo, e si rischia di perdere lo spirito solidaristico. Il bloqueo è lì, niente fa pensare che possa essere rimosso. Il futuro è pieno di incognite". Ma nonostante il pessimismo, quando fa un bilancio della sua vita, Alberto Granado è convinto di aver avuto una triple suerte, una tripla fortuna: essere argentino ("non ho mai abbandonato la mia nazionalità"), essere amico del "Che' e vivere da quasi 40 anni a Cuba. Da Repubblica 7 luglio 1997 |
|
|
I resti del Che: eroe di culto -Enrico Ferrari - Repubblica on line |
||
|
Intervista con Lucio Colletti - Andrea Nicastro - Il corriere della sera |
||
|
Intervista con G. Russo Spena - A.N. - Il corriere della sera |
||
|
La nostalgia di Granado - Alessandro Oppes - Repubblica |
||
| Per informazioni e contatti: Coop. La Castellanza Via S.Imerio 10 - Varese - Tel. 0332/242580 |