I resti del Che
|
Il piccolo posto del "Che" - Igor Man - La Stampa |
"SPERO CHE DIO ABBIA UN POSTO PER ME" di Igor Man - Un'intervista con Guevara trentasei anni fa a Cuba … Quando il 14 di gennaio del 1961, all'Avana, incontrai il Che, ebbi l'impressione che non stimasse poi tanto Fidel Castro. Trascrivo dei miei appunti: "Secondo lei, comandante Guevara, Fidel, è un buon marxista? Ha un moto di fastidio poi, irritato esplode: "Ho scritto che la nostra posizione quando ci viene chiesto se siamo o non siamo marxisti è la stessa che adotterebbe un fisico o un biologo al quale si domandasse se è newtoniano o pasteuriano. Ci sono verità così evidenti e prepotenti, tanto legate alla conoscenza dei popoli che è del tutto superfluo discuterne". Ma allora come spiega che proprio l'altro ieri, nella cucina dell'Hilton, Fidel ha detto a me e ad altri quattro giornalisti, e ripetuto: "Noi non siamci né comunisti né anticomunisti. Siamo umanisti"? "Castro ha detto questo? Umanismo?, è roba passata. Né capitalismo, né comunismo: questo è parlare astratto", dice gelido, sprezzante il Che. (La sua collera dev'essere terribile). "Perché riesumare reliquie? Siamo oramai in un'altra epoca oggi noi e i Paesi socialisti abbiamo un nemico comune: il capitalismo". S'accende un sigaro, aspira ingrugnito ma infine sorride. L'ultima domanda: Dio. Ci ha creduto, ci crede, non ci ha mai creduto? Il Che lascia raffreddare la domanda, poi, quasi assorto, dice: "Quello dell'esistenza di Dio è un problema che, francamente, non mi sono mai posto. E tuttavia voglio dirle, forse perché sono un provinciale argentino mezzo spagnolo, ecco, voglio dirle che se Dio esiste, come sostiene mia madre, ecco tutto sommato non mi dispiacerebbe che, nel suo cuore, senz'altro grande, ci fosse un posto, magari piccolo, per me, per le persone che amo"".
Sono passati 36 anni da questa risposta, il 9 di ottobre saranno trent'anni, dalla sua morte atroce segnata dal fallimento dell'utopia e dalla violenza superstiziosa che fece sì che gli tagliassero le mani e lo seppellissero in mezzo metro cubo di terra passandogli sopra lo schiacciasassi, scaramanticamente, Oggi il Che va a passeggio sulle camicie dei ragazzi che han di lui vaga contezza ma ci sono ex ragazzi tuttora in galera per averlo voluto imitare, ignorando ch'egli scrisse testualmente: "Crediamo in tutta sincerità che il terrorismo sia un'arma negativa". Guevara, tragico eroe della nostra storia, dopo essere stato a lungo il poster di se stesso, "trent'anni dopo" torna finalmente uomo. Non da imitare ma da ricordare. Un uomo vecchio morto giovine, un uomo pulito da ogni peccato poiché il tempo ha "dolci nebbie e profonde rive", e la terra è il probabile paradiso perduto, come canta Garcia Lorca. (E il vecchio cronista osa pensare che don Ernesto avrà finalmente trovato quel "piccolo posto" nel cuore grande di Dio, dove consumare la memoria di se stesso). Dalla Stampa 7/7/1997 |
|
|
I resti del Che: eroe di culto -Enrico Ferrari - Repubblica on line |
||
|
Intervista con Lucio Colletti - Andrea Nicastro - Il corriere della sera |
||
|
Intervista con G. Russo Spena - A.N. - Il corriere della sera |
||
|
La nostalgia di Granado - Alessandro Oppes - Repubblica |
||
| Per informazioni e contatti: Coop. La Castellanza Via S.Imerio 10 - Varese - Tel. 0332/242580 |