I resti del Che

Il piccolo posto del "Che" - Igor Man - La Stampa

"SEPPE CAPIRE I LIMITI DEL LIBERISMO.

RESTA IL SIMBOLO DELL'ALTERNATIVA"

di Andrea Nicastro

Ho 50 anni - confessa Giovanni Russo Spena, senatore di Rifondazione comunista - e ho seguito un viaggio politico-esistenziale che mi lega naturalmente al "Che". Però non mi sento un solitario nostalgico. In tutti i Paesi in cui vado, trovo tanti giovani con una passione politica che lì spinge ad amare la figura di quell'uomo".

Adesso che si sono trovate le ossa, se sono davvero quelle del "Che", magari verrà costruito un mausoleo. Oltre che sulle magliette il mito avrà anche un posto fisico cui fare riferimento.

"Troppo facile prendersela con la commercializzazione che si può fare di una personalità tanto importante. Dietro al mito ci sono ragioni solide. Primo il rapporto centro-periferia. Secondo l'unione tra etica e politica".

Partiamo dal numero uno.

"Guevara cominciò presto a riflettere sui difetti del liberismo e dello sviluppo basato unicamente sulle forze del mercato. Scrisse poco perché non era un teorico ma un uomo d'azione, un soldato. Nelle lettere e nel diario però, si trova espresso molto chiaramente il problema del rapporto tra nord e sud del mondo. All'epoca si parlava di terzomondismo, oggi tradurre come rapporto tra centro e periferia".

Oggi però l'unica parola accettabile sembra la "globalizzazione".

"E si sbaglia. Noi critichiamo i parametri di Maastricht e lo facciamo anche grazie al "Che". L'Europa trasformata in un bunker nei confronti degli altri Paesi del Mediterraneo, un'Europa che chiude le porte ai poveri, è un'Europa immorale e capitalista come quell’imperialismo americano che Guevara combatteva armi in pugno".

E la seconda ragione dell'attualità del "Che"?

"E' qualcosa di più impalpabile, fa parte del divenire culturale delle società. lo sento un diffuso desiderio di costruire qualcosa di diverso dal modello liberista imperante. I giovani usano la figura di

Guevara, indossano la sua maglietta, attaccano il poster in camera, per esprimere questo bisogno di un'alternativa. All'inizio può essere un sentire confuso. Insomma il "Che" è il coagulo per esprimere il disagio per una società mercificata".

Sufficiente?

"Poi qualcuno passa a leggere, a informarsi, a ragionare. E scopre che Guevara ha lottato per le stesse cose per le quali vale la pena di lottare anche oggi".

Dal Corriere della Sera 7/7/1997

I resti del Che: eroe di culto -Enrico Ferrari - Repubblica on line

Intervista con Lucio Colletti - Andrea Nicastro - Il corriere della sera

Intervista con G. Russo Spena - A.N. - Il corriere della sera

La nostalgia di Granado - Alessandro Oppes - Repubblica

La vignetta di Vauro - il manifesto


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