- Molti di loro arrivavano dal Trentino e dalla Puglia e durante le
feste non sapevano cosa fare perché erano bloccati in quel posto in mezzo alla campagna.
Si credeva davvero allimportanza di unire il movimento studentesco con quello
operaio. A tal proposito mi avvicinai anche alle Acli. A quel tempo era presidente Antonio
Carcano e padre spirituale don Ernesto Mandelli. Insieme con Soffiantini e Toia
collaboravamo ad un giornale. Poi un articolo e delle foto contro la polizia ci
procurarono qualche problema e la collaborazione venne meno. La rivincita venne quando
proprio Carcano fu picchiato durante una manifestazione dalle forze dellordine».
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- Che consistenza aveva Potere operaio a Varese?
- «Eravamo una ventina. Tra questi ricordo Alberto Minazzi e
Claudio Macchi. Certamente eravamo meno del Gruppo Gramsci, ma facemmo comunque un bel
lavoro alla Ignis».
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- Quale era il clima di allora?
- «Agitato. Molto di partecipazione. Una partecipazione diretta.
Cera la consapevolezza che si potesse cambiare tutto Magari era esagerata questa
convinzione, ma cera».
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- E poi cosa è cambiato?
- «In fabbrica molto. Si chiusero le commissioni interne e nacquero
i consigli di fabbrica. Gli scioperi divennero un fatto normale e riuscivano benissimo.
Anche perché partivano da esigenze chiare e semplici come le "pause
fisiologiche" in catena di montaggio. Lo stesso contratto dei metalmeccanici ha visto
un forte scontro tra diverse posizioni e poi con il padronato».
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- Quale fu per lei lo sviluppo di quel periodo?
- «Iniziai a lavorare allospedale di Cittiglio e lì decisi
di iscrivermi al sindacato. Era presente solo la Cisl e così lincontro con
lorganizzazione che poi avrebbe cambiato la mia vita fu piuttosto casuale».
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