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"Siate realisti, chiedete l'impossibile"


Fabio Della Bordella

La scuola sperimenta il '68
Il racconto dei primi scioperi alliceo scientifico
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A Fabio Della Bordella è toccata una sorte simile a quella di tanti suoi coetanei. Da sessantottino contestatore a insegnante. Insomma, dall’altre parte della barricata, anche se i tempi sono cambiati e di barricate non se ne intravedono davvero.

«Il ‘68 esplose che io facevo la terza liceo scientifico. Ricordo che la prima manifestazione studentesca prese spunto da un episodio di discriminazione verso un professore supplente di matematica. Venne licenziato perché sovversivo».

Ma quale era il clima a scuola?

«Allo scientifico, a differenza del classico non c’era un clima repressivo. Si facevano assemblee e si scioperava sotto l’ala del Movimento studentesco. Allora le richieste erano quelle di fare degli studi alternativi.

C’erano diversi professori disponibili e si avviarono lavori di gruppo e corsi complementari di approfondimento. La parola d’ordine era basta con il nozionismo».

Quanto durò questo clima?

«Diversi anni, anche se cambiarono alcune cose. A partire dal 1970 iniziarono una serie di scontri con i fascisti. a tal proposito, oltre al libro di Giannantoni la Regione Lombardia avviò un’indagine pubblicando un dossier sulla violenza fascista. Anche il liceo risentì di questa situazione. Nel 1972 arrivò Mulas, un vero preside fascista. Ma fu presto cacciato via».

In che forza militava?

«Nel Movimento studentesco. Eravamo un centinaio e ci si trovava in via De Cristoforis, vicino alla casa di Rocco Cordì. La casa all’inizio era stata data in affitto per creare un luogo di studio e di incontro degli studenti, poi la realtà cambiò».

Quali erano le forze presenti a Varese in quegli anni?

«Il Movimento studentesco era il più forte, ma ebbe vita corta. C’era un certo conflitto con il "gruppo Gramsci", sorto dopo la scomparsa del Partito comunista d’Italia. Al liceo scientifico era la Fgci (i giovani comunisti) ad avere l’egemonia, mentre al Classico era il gruppo Gramsci in cui militavano Madera, Crugnola e Miglierina. In quegli anni l’elemento unificante era l’antifascismo, visto anche il tipo di clima di scontro che si era istaurato in città».

Ma allora eravate consapevoli di cosa stesse succedendo?

«Altroche! Ci rendevamo conto che stavano cambiando delle cose, che c’era un movimento più ampio della nostra singola scuola».

Dopo l’esperienza del Movimento studentesco cosa ha fatto?

«Esaurito il Movimento passai nel collettivo del Manifesto con cui feci anche la campagna elettorale del 1972».

Fabio Della Bordella insegna lettere e all’Istituto tecnico commerciale di Gazzada.

 


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