"Siate realisti, chiedete l'impossibile" |
Rinaldo Franzetti
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Che impressione, il primo giorno di lavoro alla Ignis: era il 21
gennaio 1966 e mi ricordo questa enorme fabbrica con migliaia di persone dentro.
Ho iniziato al montaggio motori e dopo una sommaria informazione mi hanno messo subito alla catena di montaggio. Si lavorava a giornata, compreso il sabato e qualche volta la domenica mattina. Avevo sedici anni e lunica esperienza di lavoro precedente era stata presso un artigiano con tre dipendenti. Il salto era davvero grande. Dopo una volata di oltre due chilometri in bicicletta, riuscivo a prendere al volo la corriera che partiva da Besozzo verso la fabbrica. |
Quando ho iniziato, nel gennaio 1966 cerano gli scioperi per il contratto nazionale e mi ricordo che in quel periodo si rimaneva fuori fabbrica solo quando cerano i picchetti organizzati dal sindacato e dai lavoratori delle altre aziende e per evitarli la direzione faceva passare i pullman dalla portineria merci. Alla Ignis cera un solo sindacato, il Salie, unorganizzazione aziendale voluta da Borghi per mettere a tacere i sindacati confederali e risolvere le cose in famiglia. Allinizio tutti lo criticavano e dicevano che non avrebbero mai scelto un sindacato "giallo" ma alla fine tutti si sono adeguati facendo del Salie di fatto lunica organizzazione presente in fabbrica. A dir la verità un piccolo drappello di incoscienti avevano mantenuto la tessera della Cisl e della Cgil, ma si contavano sulle dita di due mani. Ti chiedevano con insistenza di fare la tessera: se non ci sono mai riusciti a farmi firmare la delega di adesione al sindacato interno era anche perché i rappresentanti sindacali erano anche i capi. E questo, nonostante la mia incoscienza politica, non lo sopportavo. I rapporti interni tra gli operai e i capi non erano dei migliori, ricordo il detto che circolava sul capo reparto: "se quando lo vedi di mattino ha i capelli indietro va bene, se ha il ciuffo che viene in avanti sono guai ". Eri trattato malissimo, tutti comandavano, spostamenti continui da un reparto allaltro: ogni tre o quattro mesi prendevano trenta persone e le mandavano al reparto espanso, dove cera un capo famoso per la sua cattiveria! Allespanso il lavoro consisteva nel chiudere i mobili dei frigoriferi in lamiera con la pinza, dopo 15 giorni a avevo le mani gonfie dal dolore Arriva il 1968, ma alla Ignis non cambia granché. Ogni tanto capitava Borghi da quelle parti: lucidavano i pavimenti, mettevano tutto in ordine, poi il "Commenda" arrivava in bicicletta con i soliti tre o quattro personaggi dietro: «Non va bene, bisogna cambiare tutto!» diceva con la sua voce pesante. «Sì», gli rispondevano in coro quelli "della corte" e poi appena se ne andava facevano di nuovo quello che volevano. La Ignis in quel periodo era un passaggio obbligato per me come per migliaia di giovani: avevano bisogno di giovani da buttare sulle catene di montaggio e non avendo nessuna "specializzazione" andava bene così. Entravi dentro questo gigante che dormiva, non si parlava di scioperi e di sindacato ma venivi "educato" dai vecchi a pensare... solo ai frigoriferi. Quando cera un picchetto o uno sciopero ti portavano direttamente in fabbrica: non volevi e non potevi scegliere. Perciò anche gli scioperi nazionali per il contratto erano estranei alla maggioranza dei lavoratori e non cambiavano le condizioni interne. Avevi diciotto o venti anni e forse nella speranza di cambiare lavoro mi ritrovai a frequentare le scuole serali a Varese, come molti altri giovani. Chiesi di fare il primo turno fisso e mi mandarono in un reparto di preserie: si mettevano in produzione i nuovi modelli di frigoriferi. Il primo episodio significativo vissuto dai dipendenti Ignis è quello della "Tenda Rossa" dei trentini licenziati dalla Ignis: avevano piazzato una tenda sul piazzale di Cassinetta in segno di protesta. La solidarietà che ricevevano non era granché, ma ha rappresentato "pur qualcosa" nella vita di fabbrica di quel periodo. Ho cominciato a conoscere e frequentare altri lavoratori che studiavano di sera e si erano organizzati in un comitato lavoratori studenti. Alcuni scioperi con cortei, organizzati per ottenere il riconoscimento da parte dellazienda erano sfociati in accordo siglato dal sindacato. Ladesione al sindacato è stato di conseguenza un atto spontaneo: sono andato alla Cisl di Varese a chiedere alcuni chiarimenti sui lavoratori studenti e ne sono uscito con la tessera sindacale e limpegno a partecipare ad un corso di formazione. Eravamo nella primavera del 1969 e il clima era finalmente cambiato: gli scioperi indetti dalla Cgil sulle pensioni e in misura maggiore il contratto nazionale dellautunno dello stesso anno hanno fatto esplodere la voglia di cambiare. Era lautunno del 1969, assistiamo ai primi timidi cortei dentro la fabbrica, per il contratto nazionale: sì, era in pochi ma cera entusiasmo. Il punto più delicato per gli scioperi era lo stampaggio compressori e allora si finiva tutti lì: la produzione si fermava anche in quella maniera. Era come se allimprovviso ci si liberasse di una paura collettiva durata anni e in pochi mesi migliaia di giovani volessero recuperare il tempo perso. Allinizio del 1970 mi chiesero di presentarmi al rinnovo della commissione interna e a sorpresa fui eletto: la mia carica dura pochi mesi, perché ladesione alle nuove strutture di fabbrica (consiglio di fabbrica) fu immediata: era oramai un fiume in piena e nemmeno il sindacato riusciva a contenerlo. Lepisodio più significativo durante la difficile vertenza della primavera del 1971 fu certamente la presenza di centinaia di poliziotti e di carabinieri ai cancelli per difendere la "libertà al lavoro". In quel periodo per far rientrare 300 lavoratori sospesi a zero ore la fabbrica era bloccata dai picchetti operai in sciopero e un gruppo dimpiegati si era rivolto al prefetto per entrare al lavoro. La presenza dei poliziotti, armati con i lacrimogeni, diventò una vittoria (inaspettata) per il sindacato: quasi nessuno entrò in fabbrica degli oltre duemila lavoratori presenti sul piazzale. Due giorni dopo il ministero del Lavoro convocò le parti e si raggiunse un accordo: ha termine una vertenza durissima, durata oltre nove mesi, con centinaia diniziative dentro e fuori la fabbrica. Di lì uscirono molti dei quadri sindacali di questa fabbrica e gli episodi degli anni successivi sono parecchi, ma ormai siamo negli anni 70. |