Piero Chiara

Piero Chiara nasce a Luino il 23 marzo 1913, ma le sue origini sono ben più profonde, infatti la sua famiglia è di origine siciliana. Studia in diversi collegi religiosi e interrotti gli studi classici si trasferisce in Francia alla ricerca di un lavoro. Dopo un breve soggiorno a Nizza, Lione e Parigi rientra in Italia, finisce gli studi e partecipa ad un concorso come "aiutante volontario cancelliere". Vince il concorso e inizia a peregrinare come dipendente dello Stato nel Veneto e nella Venezia Giulia, per approdare infine a Varese.

Negli anni trenta in pieno fascismo la provincia rappresenterà la sua oasi di libertà e di vita individualistica che gli permetterà di pensare e agire senza subire pressioni di sorta. Lavorare nell'amministrazione pubblica significa avere molto tempo libero e Chiara lo trascorre nei caffè tra il tavolo delle carte e il biliardo, traendo una profonda esperienza di ambienti e di persone che sarà messa a frutto molti anni più tardi..

Gli anni trenta sono anche quelli della sua formazione letteraria e dello "studio serio": la lettura dei classici , le ricognizioni nella storia e nella filosofia . Chiara è orgoglioso di essere un autodidatta «... come tutti gli scrittori e poeti da Omero a Montale...» dirà qualche anno più tardi. Si sposa nel 1936 con Jula Scherb una giovane ragazza svizzera dalla quale avrà un figlio. Nel 1940 è richiamato alle armi, ma viene congedato poco tempo dopo. Ritornato a Varese rischia il confino perché considerato antifascista , viene salvato dall'intervento di alcuni " autorevoli fascisti bonaccioni di provincia" estimatori divertiti dei racconti del giovane Chiara e suoi compagni al tavolo delle carte. Durante gli anni della guerra lo scrittore fa le prove generali: racconta le sue storie a una piccola cerchia di amici con il pudore che solo i grandi artisti sanno avere.
Per gli gli spiriti liberi sono tempi duri. all'inizio del 1944 Chiara viene a conoscenza di un mandato di cattura emesso nei suoi confronti dal Tribunale Speciale Fascista. Si dà alla latitanza e si rifugia in Svizzera . Verrà condannato in contumacia a quindici anni di reclusione.

Nell'ottobre del 1945 rientra in Italia e vede la luce la sua prima opera letteraria, una raccolta di poesie dal titolo Incantavi.

Abbandonata l'amministrazione della giustizia può dedicarsi alla letteratura, come curatore di opere classiche , in particolare del settecento, tanto da essere considerato un'autorità nel campo degli studi casanoviani..

Con Casanova Chiara scrittore ha in comune la devozione per la libertà immaginativa che caratterizza le sue fantastiche avventure. Si consolida sempre di più in lui l'interesse per la narrativa che in seguito diventerà esclusivo. Nel 1958 e 1959 pubblica sulla rivista Il Caffè due racconti la cui ambientazione è quella della provincia fantastica e sentimentale che resterà lo scenario di tutta la sua esperienza di scrittore. Piero Chiara passa dal racconto orale alla narrazione scritta. E' l'erede naturale di una letteratura che, come sostenne Carlo Bo in una recensione di Sotto la sua mano comparsa sul Corriere della sera del 29 settembre del 1974, «conta più narratori e novellieri che non romanzieri e soprattutto il genere della novella appare privilegiato se non più connaturato a quelle che sono le abitudini e le regole della società» .

Nel 1962 Niccolò Gallo e Vittorio Sereni, suo concittadino, lo ospitano nella nuova collana di Mondadori " Il Tornasole". Nasce così il Piatto piange accolto con unanimità di consensi dalla critica e dai lettori. Alla tenera età di cinquant'anni Chiara inizia a inanellare una serie di successi : nel 1964 viene pubblicata La spartizione che vince il premio Alpi Apuane e il premio Selezione Campiello. Nel 1965 è la volta dei racconti con la faccia per terra, nel 1967 il balordo che vince il premio Bagutta., nel 1969 L'uovo al cianuro . Qual è la ragione di tanto successo? A parte l'indiscusso talento dello scrittore di Luino, la storia del neorealismo è quanto mai illuminante: le navigazioni di Chiara nella realtà non sono lunghe e assolute ma vicine e con un sapore di casa.

Negli anni settanta la notorietà lo porta a viaggiare non solo per diletto ma anche per lavoro. In occasione della presentazione dei suoi libri o di conferenze rivisita i luoghi della giovinezza: Parigi, la Svizzera dell'esilio, l'Olanda , la Spagna e la Germania. Il successo non stempera la sua passione per le carte e il biliardo . I caffè fumosi rimangono i luoghi eletti dello scrittore, dove reale e immaginario s'incontrano per dare vita ai personaggi che popolano le sue storie.

Nel 1976 viene pubblicato La stanza del Vescovo e nel 1978 il Cappotto di astrakan che vengono ridotti anche per il grande schermo. Nel 1980 alla soglia dei settant'anni Chiara continua a scrivere con una forza creativa che egli stesso definisce "un dono "arrivato senza aver fatto nulla per meritarlo .

Nel 1980 dopo il successo di Una spina nel cuore si cimenta come scrittore per ragazzi con Le avventure di pierino al mercato di Luino e Dieci novelle del Decamerone raccontate da Piero Chiara. Muore a Varese il 31 dicembre 1986

Ritratto di Chiara realizzato da Gottuso


I suoi libri Il Premio Chiara


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